Chi era Gino

Ho incontrato Gino Tosolini a pochi giorni dall’assunzione in Cardiologia al Santa Maria della Misericordia di Udine, nel 1979.
Ero stato chiamato a valutare un paziente in Medicina d’urgenza: non era un caso semplice. Gino Tosolini
Capimmo dai segni clinici che poteva essere un tamponamento cardiaco e, in presenza di  una batteriemia da Pneumococco, pensammo ad una pericardite batterica: il paziente venne sottoposto con successo ad una pericardio centesi per drenare l’empiema.
I colleghi della Medicina d’Urgenza – già medici relativamente esperti – non gradivano che le consulenze cardiologiche venissero affidate ai “cuccioli” del prof Feruglio… e probabilmente avevano qualche ragione ! Ma in quella occasione andò bene ed io conquistai la considerazione di questo apprezzato esponente della “Med. Urg.”.
In quella circostanza nacque un sodalizio che avrebbe accompagnato la mia vita professionale per venti anni ed una amicizia che si è interrotta con la scomparsa di Gino lo scorso 14 settembre.
Gino Tosolini ha percorso tutti i settori della Sanità pubblica della nostra Regione… e non solo della nostra Regione: ha lavorato come medico ospedaliero a Udine ed a Tolmezzo, dove ha fondato e diretto l’Area di Emergenza; ha lavorato sul territorio in attività di tipo distrettuale;  ha fatto il  Direttore  Sanitario;  il consulente e poi  il  Direttore  dell’Agenzia Regionale della Sanità, il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Trieste, di quella Ospedaliera di Potenza ed – infine – di quella Ospedaliero-Universitaria di Ancona !
Per completare la gamma delle sue esperienze ha guidato un gruppo di lavoro in Africa e nel 1989 – l’anno di Tien an men –  è stato chiamato ad organizzare  la rete di emergenza a Pechino !
Come medico Tosolini è stato un precursore della “medicina basata sull’evidenza” ed un sostenitore della necessità di verificare la qualità del proprio operato utilizzando anche lo strumento della analisi critica dei propri errori  per migliorare la competenza professionale.
Ha contribuito a proporre una figura di medico di  Medico dell’urgenza che potesse paragonarsi a quelle  operanti in altri paesi europei, mettendo a frutto l’esperienza fatta agli inizi degli anni ottanta alla Reanimation medicale di Parigi diretta da Maurice Rapin.
Ha fondato una delle prime Aree di Emergenza del Friuli Venezia Giulia ed è stato uno degli artefici  del sistema 118 nella nostra regione, la prima, assieme all’Emilia Romagna, ad adottare questa modalità organizzativa su tutto l’ambito territoriale.
Anche per questi motivi è stato per anni uno dei più stimati esponenti della SIMEU (Società Italiana Medicina Emergenza Urgenza).
Come dirigente dell’Agenzia Regionale della Sanità e di tre Aziende Ospedaliere ( al Nord, al Centro ed al Sud del paese ) Gino ha sempre cercato di mettere al centro della programmazione e dell’organizzazione  obiettivi di politica sanitaria e non solo parametri di tipo economico ritenendo che in questo tentativo di sintesi  si esprimesse il meglio della dirigenza della Sanità pubblica.
Rispettava la “filosofia  bocconiana”, ma per molti aspetti non la condivideva: è sempre stato significativo il fatto che non utilizzasse quel “gergo bocconiano” così caro a politici ed amministratori dei giorni nostri desiderosi di farsi trovare “al passo con i tempi”, ma che non riescono a capire i limiti di una concezione prevalentemente “economicistica” della sanità.
Aveva un grande vantaggio come Direttore Generale : conosceva i meccanismi intimi della sanità e delle professioni sanitarie per cui non era facile per nessuno – “ospedaliero”  o “universitario” – ingannarlo con argomentazioni forzate o rivendicazioni non motivate.
Era un medico che dirigeva grandi Istituzioni , ma che continuava a leggere il New England Journal of Medicine : una figura per molti aspetti irripetibile, non ricattabile, rigorosa, non facilmente influenzabile.
Ha creduto fermamente nella separazione della “politica” dalla “gestione” con grande rispetto per la prima, ma con la capacità di limitarne gli “sconfinamenti” come  pochi hanno saputo o voluto fare in questi anni in cui lo “spoil system” ci ha abituato a scelte che fanno rimpiangere i metodi della “prima repubblica”.
Anche per questo è stato apprezzato soprattutto fuori dalla regione ed in particolare nella sua ultima esperienza lavorativa : quella alla guida dell’Azienda Ospedaliero-universitaria di Ancona dove ha potuto esprimere liberamente le sue potenzialità conquistando la stima ed il rispetto di un’intera città.
Noi tutti che abbiamo lavorato con lui e che lo abbiamo conosciuto anche al di fuori dal lavoro lo ricordiamo con affetto ed ammirazione soprattutto per la onestà, il rigore intellettuale, il senso etico, lo stile unico.
Riconosciamo in lui un esempio di quella figura di “civil servant” di cui il paese avrebbe tanto bisogno, un esempio per chi crede che anche il servizio pubblico possa esprimersi a livello di eccellenza se guidato da persone oneste e lungimiranti  e sostenuto da professionisti seri e motivati.

Il Friuli ha perso una grande persona che ha fatto onore alla sua terra ed alla nostra professione.